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Di fronte alla domanda di cosa parliamo quando parliamo di arte? La risposta non è intuitiva.
Definiamo arte visiva quella produzione che vive di un sistema economico legato al contesto.
Ci chiediamo se continuerà ad esistere l’arte così come l’abbiamo conosciuta oppure la tecnologia e in particolare il web creeranno un nuovo sistema di produzione e di fruizione e qual è il ruolo dell’arte e degli artisti nel rapportarsi all’evoluzione della tecnologia. Quali conseguenze ci saranno per l’arte?
Percorrendo alcune immagini significative, Giovanna Amatasi elabora un discorso su arte e tecnologia e sulle conseguenze che la loro interconnessione avrà nel futuro.
- Lo studio dell’artista di Gustave Courbet (1955).
Parlare di arte e tecnologia è parlare di rappresentazione della realtà. Che ruolo ha l’artista nel rappresentare la realtà? Court riflette sul ruolo di mediatore del reale: da una parte il mondo dei suoi committenti, dall’atra quello del popolo e in mezzo il pittore. Courbet è consapevole della responsabilità sociale dell’artista nel mediare tra realtà indistinta e scelta dei mezzi per rappresentarla. E questo quadro è in qualche modo impensabile senza la nascita della fotografia. Ma la realtà che rappresenta è reale, immaginaria, finta o vera? In questo senso illuminante è stato un testo di Enìrnet Gombrich: l’arte è l’illusione che capovolge completamente il modo di guardare la storia come dicotomia tra vedere e conoscere, tra rappresentazione e illusione, tra visione e comprensione. - L’opera 9/11 di Tony Ourser: l’artista che aveva uno studio a pochi isolati dalle Torri Gemelle fa qui un curioso percorso. Sulle prime realizza decine e decine di scatti e riprese dell’evento e delle persone. Ciò che interessa di più l’artista non è l’evento in sé ma l’osservazione delle persone che riprendono ossessivamente l’evento con le proprie videocamere e macchine fotografiche.
Queste due immagini, la prima del 1855 agli albori della tecnologia, la seconda del 2001 all’apice del più grande evento mediatico, si collocano nel cortocircuito tra la realtà e la sua rappresentazione.
Qualìè il ruolo ha l’artista in questo processo?
Di seguito alcuni artisti che secondo la Amadasi rappresentano altrettante modalità con cui l’arte si relaziona alla tecnologia.
- La grammatica della fotografia: Thomas Ruff, artista che viene dalla scuola tedesca di Berndt e Hilla Becher. Diventa famoso con i ritratti in primissimo piano di ragazzi, studenti, stampati in gigantografie. Ciò che colpisce è che in un secondo tempo si dedica alle fotografie scaricate da Internet.
Per lo stesso motivo Gerhard Richter ridipingeva fotografie: per sviscerare i codici di rappresentazione della realtà, fino a trasformarli in astrazione. In questo caso l’operazione è di decontestualizzazione. Le foto sono immense e i colori fortissimi. La dimensione, la fisicità dell’opera sono fondamenltali. - L’arte ombra. La storia dell’arte dal punto di vista dell’artista mediale. Tony Oursler: è stato l’erede della generazione degli anni ‘70 ‘80 dove il video veniva utilizzato come strumento di indagine di protesta contro il controllo dei media.
Pursler ricontestualizza la tecnologia, la rende arte installativa, narrazione, esperienza unica e individuale. E Oursler , come pochi artisti riescono a fare, re-inventa una modalità di fruizione delle immagini, un medium nuovo e inedito. - L’arte Laboratorio: Micol Assael. Nell’opera mostrata due anni fa a Basilea che si chiamava con il nome di uno scienziato russo Chisevsky Lessons che correlava l’attività solare a disastri e guerre, secondo lui legate alla ionizzazione dell’aria. O la sala della Kunsthalle trasformata in un gigantesco condensatore. La passione per la marginalità di pratiche scientifiche obsolete rappresenta un’estetica ben precisa.
- Alberto Tadiello. Rappresenta un passaggio tra l’estetica e la fisicità. C’è la nostalgia dell’analogico vs digitale, dell’elettrico verso l’elettronico.
- Tacita Dean- Kodak. Tutto il lavoro della Dean è un lavoro sulla conservazione dell’analogico.
- Miltos Mantsa. Crea Internet Pavilion, ha inventato il termine “neens” per definire una nuova generazione di artisti, non riuscendo però a creare un immaginario nuovo.
- Jeff Koons e Anish Kappor. La tecnologia degli special effects: come nel cinema, così anche nell’arte esistono artisti per il grande pubblico che impiegano la tecnologia per raggiungere i loro scopi di grande spettacolarità.
Concludendo si può affermare che l’universale e il particolare, il pubblico e il privato sono strettamente interconnessi. E che l’arte funziona quando si colloca nello spazio, quando cioè entra in relazione con un corpo.
L’arte risponde ad un bisogno estetico nel senso etimologico di esperienza.
Rispetto al ruolo degli artisti poi, dal momento che l’arte a differenza della tecnologia può distrarsi, chiediamo agli artisti di continuare ad instillarci il beneficio del dubbio. Nel post post moderno (o altermoderno come dice Nicolas Bourriaud) il ruolo dell’artista torna ad essere centrale. All’artista chiediamo non più di decostruire e di combattere politicamente i media ma di instillarci il benefico del dubbio, di fermarci e di fermare le immagini.




