Luca De Biase
E’ autore di pubblicazioni sui temi dell’innovazione tecnologica e delle prospettive sociali ed economiche dei nuovi media.
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“Il racconto è un elemento del quale siamo pieni, e allo stesso tempo poco consapevoli” osserva Luca De Biase, responsabile di Nòva24-Il Sole24Ore. La prima tappa di Venice Sessions ha prodotto una mappa di parole che è un luogo della mente che permette di girovagare ed esplorare diversi territori. La seconda tappa è l’inizio di un cammino per combinare queste parole in un racconto con un senso e con conseguenze molto più rilevanti.
“Per le generazioni che ci hanno preceduto il racconto era chiarissimo – sottilinea il giornalista – per mio padre, cresciuto nel Secondo Dopoguerra, l’Italia era un Paese che usciva dall’età agricola. La transizione verso l’industrializzazione non è stata facile, ma il suo racconto, fatto di strade da costruire, auto e lavatrici da produrre, ed emigrazione verso un futuro migliore, era chiarissimo e concretamente visibile”. Oggi, invece, chi ha dei figli sa di non sapere se i suoi figli staranno meglio di lui. Non solo per le incertezze contingenti del lavoro, ma soprattutto per l’assenza di un racconto, di una struttura culturale che catalizza e dà forza. In questo senso, ognuno dei partecipanti di Venice Session è portatore di un racconto e di un suo senso.
Le parole elaborate finora ci dichiarano che abbiamo di fronte un futuro non più lineare come quello dell’epoca industriale, ma complesso e ramificato. “Ciò che vorremmo veder emergere dall’insieme delle storie che ascoltiamo – sottolinea De Biase - è la consapevolezza che la stessa realtà ci permette di identificarci”.
L’esercizio nel quale tutti i partecipanti al secondo appuntamento di Venice Sessions si impegnano è dunque distinguere tra gli eroi, i fatti con cui questi si confrontano e le conseguenze del racconto che ne emerge.
L'intervento non contiene allegati.




